ARS MEMORIAE
L'arte della memoria ha bisogno di sostrati: i sostrati primi
(i subiecta), cioè "spazi" dell'immaginazione atti ad
accogliere i simboli adatti, ossia i sostrati apposti (gli adiecta)
tramite l'operazione di uno strumento opportuno.
Ars memoriae ("L'arte
della memoria") è un'opera in latino del
filosofo Giordano Bruno pubblicata a Parigi nel
1582.

Bruno altera i nomi:
il locus diventa subiectus e l'immagine
simbolica diventa adiectus.
Con
questi presupposti, l'autore costruisce un sistema che associa alle lettere
dell'alfabeto immagini
tratte sia dalla mitologia sia dalla quotidianità, in modo da rendere
possibile la codifica di vocaboli e concetti secondo una particolare
successione di scene nello spazio dell'immaginazione. Le lettere possono essere
visualizzate su diagrammi circolari, o "ruote mnemoniche", che
girando e innestandosi l'una dentro l'altra, forniscono strumenti via via più
potenti.
Prima prassi
La prima prassi può essere
utilizzata per memorizzare una sequenza di lettere qualsiasi.
Il
sistema proposto da Bruno consta di ruote mnemoniche, ciascuna composta di
trenta simboli (le
ventitré lettere dell'alfabeto latino più quattro dell'alfabeto
greco e
tre dell'ebraico).
Si devono immaginare tali simboli disposti lungo il bordo della ruota in senso
orario. Per consentire la memorizzazione, Bruno associa a ogni lettera una possibile
immagine, in modo
che ogni sequenza da ricordare sia associata a una scena: memorizzando la scena
e conoscendo il sistema di codifica, sarà allora possibile decodificando la
scena risalire alla sequenza
- La prima ruota si riferisce alla prima lettera della sequenza: Bruno definisce tali lettere agentes, perché si riferiscono a immagini di "attori".
- La seconda ruota, che serve per la seconda lettera della sequenza, contiene le actiones, cioè le "azioni" che gli attori compiono.
- La terza ruota contiene gli insignia ("insegna"), ovvero attributi che qualificano l'azione.
Le scene che Bruno propone per le
prime due ruote (visualizzabili l'una dentro l'altra), e che quindi
contengono ciascuna un personaggio attore e un'azione, sono:
eccetera, fino a 30: שש = Glauco con l'erba.
Immaginando ora di innestare la
ruota degli attori e quella delle azioni l'una dentro l'altra e di far ruotare
la ruota interna mentre l'esterna resta fissa, si ottengono nuove possibili
combinazioni: ognuno degli attori potrà compiere una qualsiasi delle trenta
azioni tipiche del personaggio agente prima associato
Seconda prassi
La seconda prassi è utilizzabile
quando si vogliano ricordare termini completi.
L'artificio
è simile a quello della prima prassi, con la differenza che ogni lettera deve
essere ora intesa come associata a una vocale (le cinque dell'alfabeto latino),
venendo così a rappresentare una sillaba della parola che si vuol ricordare.
Ogni singola ruota corrisponde pertanto a 150 sillabe, che possono così essere
individuate:
1: Aa – 2: Ae – 3: Ai – 4: Ao –
5: Au – 6: Ba ... 149: שo – 150: שu
A ognuna di queste combinazioni è
associabile un'immagine, secondo la stessa metodologia indicata nella prima
prassi. Per questa seconda prassi Bruno descrive quindi tre nuovi gruppi di
immagini, così suddivisi:
- Primo gruppo di immagini, corrispondente alla ruota degli inventori
- Secondo gruppo di immagini, corrispondente alla ruota degli aggettivi
- Terzo gruppo di immagini, corrispondente alla ruota delle cose
Con un sistema di cinque ruote si
hanno in tutto 750 sillabe, cui sono associabili 750 immagini.
Bruno descrive infine un ultimo
gruppo di 150 immagini, così suddivise:
- 36 immagini zodiacali,
divise in 12 gruppi di tre ciascuno
- 49 immagini planetarie,
divise in 7 gruppi di sette ciascuno
- 1 immagine del Drago della Luna
- 28 immagini delle Case della Luna
- 36 immagini collegate alle Case della Luna
A esemplificazione delle
immagini, ecco la descrizione della prima delle tre immagini zodiacali
del Sagittario:
«Tiene la prima configurazione del sagittario un uomo tutto armato, che porta uno scudo nella sinistra, e nella destra una larghissima spada, al cui incedere la terra sembra tremare»
(Bruno 2008, introduzione,
pp. 192-193)